Una nave che parte alla deriva

La notte prima della discussione degli esami i pensieri si affollano nella mente di Sulfimigi. Non sono proiettati sull'argomento contenuto in quel volume. Ormai ha trascorso mesi interi chinato sullo schermo di un computer ad inanellare teorie e spiegazioni sul tema che lo divorava da anni: il darwinismo sociale. Era rimasto talmente incantato da quella visione del mondo da farne una sua personale chiave di lettura di tutto quello che gli succedeva intorno.     

Stava per arrivare quel momento in cui dalle polverose aule universitarie si sarebbe nella vita reale. Con i suoi studi era convinto di aver fatto luce sui fatti più brutali ed inquietanti del secolo appena concluso. Insomma era convinto di avere già in tasca tutto quello che serviva perchè televisioni, giornali e libri si riempissero con i suoi illuminanti contenuti.

L'aria di primavera era oltremodo stimolante quella sera e addormentarsi era una chimica difficile da attuare per un organismo sovraeccitato ma alla fine le porte del mondo dell'onirico si aprirono ugualmente.

Isola dei Morti di Boecklin


Si trovava su una barca, piccola, di legno, ancorata con una modesta scorda sdrucciolata. Proprio lui che non amava gli ambienti acquatici e che a malapena aveva imparato a stare a galla. Il mare era calmo, azzuro, infinitamente esteso. Sul lato opposto erano schierati dodici uomini incappucciati con un saio blu elettrico e degli inquietanti anelli alle dita. Quello più centrale di loro si avvicinò con le mani congiunte e un'andatura solenne. Il volto seminascosto dal cappuccio si rivelò essere senza dubbio quello del suo relatore di tesi. Gli altri undici avevano volti anonimi forse già visti, forse no. 

"Buongiorno Sulfimigi! Si sta apprestando a diventare Dottore! Che effetto le fanno le onde del mare su quella barchetta? La solitudine davanti all'immensità del mare non la spaventa ?" 

Parlava con quella composta saggezza un po' inveterata di chi sa già cosa si trova in fondo alla linea dell'orizzonte. I capelli canuti, lo sguardo disincantanto ed un sorriso dalla sfumatura beffarda componevano quel ritratto incorniciato dalle vestigia simil massoniche.

Sulfimigi deglutì con quell'imbarazzo di chi si trova davanti ad una entità superiore per conoscenza. Tirò fuori dalle corde vocali qualche frase circostanziata, giusto per non lasciare spazi vuoti tra sè ed il suo interlocutore. 

"Ma lei di preciso cosa intende fare dopo che avremo amabilmente discusso la sua tesi ? E' convinto che quel pezzo di cellulosa tutto bello colorato le darà accesso a tutti i porti a cui si affaccerà ?" 

A questo interrogativo più circostanziato Sulfimigi rimase interdetto, il senso di smarrimento si faceva più concreto man mano che l'incappucciato lo incalzava. 

 "Lo sa quanti ne ho visti passare di qua come lei ? A quanti di loro ho tagliato questa corda che li teneva ancorati al baluardo universitario e si sono perduti tra onde alte e mare piatto ?"

"Grazie clarissimo relatore, apprezzo i suoi incoraggiamenti ma credo che in qualche modo di bonaccia o di bolina me la saprò cavare"

L'incappucciato sorrise apprezzando l'ironia, ma restava su di lui quell'espressione da entità superiore ormai divenuta altezzosa.

"Ma lei Sulfimigi non era quello che amava la montagna ? Come mai si sta adattando ad un linguaggio marinaresco ? Ha forse capito che la via che sta per imboccare non è quella delle sue passioni ?"

Una domanda troppo complessa per un sogno, ma ci sarebbe stato tempo per ponderare la risposta.

Dopo un attimo di inespressivo silenzio Sulfimigi guardò il suo interlocutore come si guarda uno specchio e gli disse:

"Ho dedicato gli anni migliori della mia vita ispirandomi a quelli come lei: persono che vivono del loro sapere, e che lo diffondono all'umanità. Ora che mi trovo qui, davanti a quello che ritenevo un traguardo, mi sento dire che è stata tutta una pia illusione? Perché non posso diventare come voi? Perché tra me e voi si staglierà un abisso? Io verso una navigazione malsicura e voi qui al riparo tra le grotte delle montagne? "

"Caro Sulfimigi, le ripeto: ne sono già passati tanti come lei. Vi nutrite di ideali, aprite le vostre menti sul sapere dell'uomo e non vi accorgete di aver costruito castelli per aria. Diventare come noi ? Ma che cosa le viene in mente? Noi non siamo qui per meriti culturali, noi siamo membri di una casta, siamo stati eletti per la conservazione del sapere, siamo dei custodi scelti da chi ci ha preceduto." 

Un misto di imbarazzo e smarrimento forgiarono la nuova espressione dell'imberbe laureando.

"Ma scusi...proprio lei parla così? Ma lei e quelli della sua generazione non avevate messo a ferro e fuoco le città perché tutto cambiasse, perché nessuno rimanesse indietro ? Avete fatto un '68 e un '78 solo per dire che ora siete i conservatori del sistema?"

"Mio caro Sulfimigi, che colore avevamo quando contestavamo? Il rosso! Lei lo sa bene, ha studiato le rivoluzioni del '900. Guardi invece ora come mi dona bene questo blu! E' il colore della reazione! Non solo: il rosso che portavamo in piazza e nelle facoltà era fatto di materiale povero, questo invece è un tessuto di pregio, fatto a mano."

"Anche quell'anello immagino sia uno status symbol..."

"Certo Sulfimigi, serve a distinguerci da chi è senza appartenenza... come lei!"

"Quindi tutti quei bei discorsi sull'uguaglianza, sulle opportunità, sui diritti, sull'eliminazione dei privilegi...?"

"Suvvia, inizi ad essere realista! Anche noi come tutti siamo stati giovani ed ingenui. Credevamo in questi ideali sì... ma secondo lei stiamo meglio qua o a fare la fame con degli ideali ?"

Sulfimigi lo scrutava con l'aria di chi si sente tradito. Tuttavia coglieva nel tono del suo interlocutore un malcelato intento consolatorio.

"Non si disperi Sulfimigi! Ognuno ha il suo destino, il suo è affrontare il mare aperto, un po' come Ulisse, no?"

"Odio il mare, perchè sono qui? Non l'ho scelto io!!!" 

"Non siamo noi a scegliere, è il destino! A noi eletti è andata bene: abbiamo il nostro approdo sicuro, ripetiamo le stesse banalità ad ogni corso, ogni nostra lezione è uguale all'altra, noi non siamo una rivoluzione ma una rotazione!" 

"Beati voi..."

"No, non ci deve invidiare Sulfimigi: lei è poco tagliato per una vita monotona come la nostra, si annoierebbe a stare qui. Lei è fatto per confrontarsi con il grande mostro dei mari: il Leviatano, quello di Hobbes che le piace tanto."

"Guardi che questi discorsi sono pericolosi: se Hitler avesse avuto la possibilità di diventare architetto..."

"Ah ah ah è vero, ma non è colpa nostra. Chi decide è..."

"Il destino"

"Ora che ha pressapoco fissato le coordinate del suo viaggio mi accingo a fare quello che devo fare"

Impugnò un coltello seghettato e recise la corda che fissava la barca al molo. 

"E mi raccomando Sulfimigi: sia sempre fedele, onesto e rispettoso!"

"Ma verso chi ???"

"In generale...pensando al destino"

Una levata di dodici mani si alzo verso il cielo salutando il naufrago: dodici anelli che luccicavano mentre il suono delle onde che si infrangono sul bagnansciuga si allontanava.

Era stato solo un brutto sogno, l'appuntamento con l'aula dove sarebbe stato cerimoniato il suo ingresso nella comunità degli intellettuali era arrivato. La tesi di laurea era stato il momento più bello in tutti quegli anni passati tra le mura universitarie. Nel redigere la tesi si era finalmente sentito compiuto: non i soliti esami imposti e nei quali si ripetevano in fondo in fondo sempre le stesse cose ma finalmente un prodotto d'autore!

Per farsi un'idea di che cosa quella stanza potesse riservagli aveva assistito a tesi di suoi amici e la scena era stata raccapricciante: una dozzina di docenti radunati a ferro di cavallo che scrutano l'esaminando per cinque folgoranti secondi. Ma è solo una formalità: non vedono l'ora che tutto finisca, qualcuno non ne può più e si accende un sigaro davanti alla finestra, altri leggono il giornale, i più interessati sono quelli che non trovano argomento per fare filotto col collega e si fingono interessati alla tesi. 

Ma Sulfimigi era arrivato lì dentro con un carico da novanta: il legame tra razzismo e teorie darwiniane nella Germania nazista. Provate a distrarvi anche solo per un attimo! Quel ferro di cavallo che solitamente proiettava uno sguardo indifferente verso ogni candidato si trasformo in una specie di parabolo dove il fuoco era lui. Tutti avevano ascoltato con istantaneo interesse le argomentazioni dell'unico laureando che invece di presentarsi con giacca e cravatta era arrivato con un maglione, pantaloni quasi di tela e scarpe da ginnastica. Era chiaro che si trattava di un outsider interessante ma troppo scomodo, un genio e sregolatezza che mal si intonava con quelle ottuse mura istituzionali. 

Il relatore arrivò con un sorriso che era identico a quello beffardo e un po' sardonico del sogno. Si strinsero la mano che era sì umanamente calda tranne che in un punto dove si percepia un freddo metallico: era l'anello! 

     



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